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MotoGP 2026, test di Sepang: Ducati detta il ritmo, Aprilia risponde

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Il primo vero banco di prova della stagione 2026 della MotoGP si è chiuso a Sepang con indicazioni chiare ma non definitive. La tre giorni malese ha confermato gerarchie già intuibili e aperto interrogativi tecnici che accompagneranno i team fino al debutto stagionale. Il 2026 parte da qui.


Ducati ancora riferimento: velocità e solidità

Il nome in cima alla lista dei tempi è quello di Álex Márquez, autore del miglior crono combinato del test. Un segnale importante, non solo per il giro secco, ma per la costanza mostrata nelle simulazioni di gara.

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Accanto a lui, la presenza costante di Marc Márquez e Francesco Bagnaia nelle prime posizioni conferma la superiorità tecnica della Ducati GP26. La casa di Borgo Panigale non ha rivoluzionato il progetto, ma lo ha affinato: ingresso curva più stabile, miglior gestione della gomma posteriore e una trazione che resta il riferimento del lotto.

La sensazione è che Ducati abbia lavorato più sul passo gara che sull’effetto mediatico del time attack. Un segnale da squadra campione.

Aprilia c’è: Bezzecchi convince sul ritmo

Tra le note più positive del test spicca Marco Bezzecchi, capace di inserirsi stabilmente nelle prime posizioni con la Aprilia.

La RS-GP 2026 appare più equilibrata in frenata e meno aggressiva nella gestione dell’anteriore rispetto al passato. Nei long run, Aprilia ha mostrato una costanza incoraggiante, segnale che il progetto di Noale sta maturando definitivamente.

Se Ducati resta il parametro, Aprilia è oggi l’alternativa più credibile.


Honda in crescita, ma ancora prudente

La tre giorni di Sepang ha offerto segnali di progresso anche per Honda. Joan Mir ha parlato di una moto più “leggibile” e meno estrema, mentre Johann Zarco ha evidenziato maggiore fiducia in percorrenza.

Non si parla ancora di lotta per il podio, ma l’impressione è che la RC213V 2026 sia finalmente inserita in un percorso coerente di sviluppo, dopo stagioni di discontinuità tecnica.


Yamaha tra ambizione e difficoltà

Il test malese è stato più complesso per Yamaha. Il nuovo progetto V4 ha mostrato potenziale, ma anche criticità tecniche che hanno limitato il lavoro in pista.

Fabio Quartararo ha subito una frattura a un dito nel primo giorno e ha preferito interrompere prematuramente il test che è stato condizionati da problemi tecnici della nuova V4 Yamaha, che hanno costretto il team a tenere i piloti ai box per sicurezza in una delle giornate; il rientro finale ha visto Alex Rins come migliore delle M1, con Jack Miller a seguire.

La direzione è ambiziosa, ma il 2026 rischia di essere ancora una stagione di costruzione per la casa di Iwata.


KTM: velocità pura e ricerca di continuità

Nel mosaico emerso dall’ultimo test di Sepang non può mancare l’analisi della KTM, che nel 2026 affronta una stagione chiave per trasformare il potenziale in reale continuità.

La RC16 vista in Malesia ha mostrato due facce: estremamente competitiva sul giro secco e nei primi passaggi con gomma nuova, ma ancora alla ricerca della stessa stabilità di rendimento mostrata da Ducati nei long run.

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Assenze pesanti e incognite fisiche

Sepang ha visto anche l’assenza di Jorge Martín, impegnato nel recupero fisico. La sua presenza o meno nelle prime gare potrà influenzare gli equilibri iniziali del campionato.

I test, in questa fase, sono tanto tecnici quanto fisici: il caldo malese è un banco di prova severo anche per la tenuta atletica dei piloti.

Gran parte dell’attenzione è ricaduta su Pedro Acosta, ormai pienamente inserito nel ruolo di riferimento tecnico del box. A Sepang ha lavorato soprattutto sulle simulazioni Sprint, evidenziando un passo molto vicino ai migliori nelle prime fasi di gara.


Indicazioni tecniche: meno show, più metodo

Dal punto di vista regolamentare e tecnico, il 2026 conferma una MotoGP sempre più orientata alla gestione del dettaglio. L’aerodinamica resta centrale.

Sepang ha evidenziato una tendenza chiara: le squadre hanno privilegiato simulazioni Sprint e long run rispetto al puro giro lanciato. Un segnale di maturità del campionato.

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